Barbara Peonia

Testi critici

Critica

10 testi

  1. Sandro SerradifalcoLa pittura di Barbara Peonia
  2. Sandro SerradifalcoDea Madre
  3. Gianfranco PugliesiSerie degli Angeli
  4. Sandro SerradifalcoPercorso verso l’Oltre
  5. Sandro SerradifalcoAngel
  6. Giancarlo BonomoLa dissoluzione dell’apparenza
  7. Raffaella Rita FerrariRitratto con papaveri
  8. Fulvio LeopardiL’Arte pittorica dell’Artista Barbara Peonia
  9. Giandomenico CammarataL’Universo di Barbara Peonia
  10. Giandomenico CammarataL’Opera di Barbara Peonia

Sandro Serradifalco

La pittura di Barbara Peonia

Si avverte, nella pittura di Barbara Peonia, il desiderio di ricondurre la figura a una dimensione nella quale eleganza formale e profondità simbolica convivono senza sovrapporsi. L’immagine si costruisce attraverso un equilibrio calibrato che lascia emergere una raffinata continuità tra materia cromatica e tensione emotiva, trasformando la superficie in uno spazio di lenta rivelazione. Nulla appare definitivo, poiché ogni elemento rimanda a un significato ulteriore che si manifesta soltanto nell’esperienza dello sguardo. La luce accompagna questa dinamica senza imporsi, modellando la composizione con discrezione e favorendo una percezione sospesa, prossima alla contemplazione. L’opera rivela così una ricerca coerente, capace di trasformare la grazia della figurazione in un linguaggio aperto, ricco di risonanze interiori e possibilità interpretative.

Sandro Serradifalco

Effetto Arte n.12

Dea Madre

Attraverso una stratificazione visiva densa e suggestiva, “Dea Madre” si configura come un’ immagine la cui identità e memoria si sovrappongono in un dialogo continuo. Il volto femminile, moltiplicato e leggermente sfalsato, introduce una dimensione temporale complessa, come se più istanti coesistessero nello stesso spazio. L’inserimento di elementi naturali e cromie trasparenti contribuisce a una percezione fluida, quasi onirica, in cui la figura si dissolve e si ricompone.

La tecnica mista, che integra pittura e intervento digitale, amplifica la profondità dell’immagine, trasformandola in un campo di riflessione sulla femminilità come archetipo.

In “Dea Madre” l’artista costruisce una visione simbolica, in cui il corpo diventa luogo di stratificazione culturale ed emotiva

Gianfranco Pugliesi

Serie degli Angeli

I damascati pittorici, caratterizzano la verve e la bellezza dei tessuti di pregio che, avvolgono parte dei bei corpi di ontoconcretizzazione pittorici, di alcuni soggetti psichici femminili, rimembranti altresì le donne della Belle Époque, e dei Mittileuropeismi culturali, succedutesi gioiosamente e senza pensieri fra il secolo diciottesimo e il decimonono dell’Era Volgare, con la loro presenza all’ interno delle Classi Borghesi di un tempo.

Sicché l’ estro artistico di Barbara Peonia, si palesa di continuo nelle sue opere d’arte figurative, attraverso il dolce Compattismo Pittorico, suggestionato dalla sua ieracità iconologica che, è capace di estromettere nella maniera più assoluta la classica evocazione dei suoni e dei frastuoni generati dalle tante società tecnodigitalizzate del pianeta terra manifesto, talché tale Silenzio artistico, può essere solo percepito solo dagli esseri psichici più risoluti e tranquilli, nel momento in cui ognuno di essi è capace di sostare con la sua anima e il suo stesso corpo di ontoconcretizzazione antropico nei medesimi spazi ontologici accoglienti loro stessi e quest’opera manifesta.

Sandro Serradifalco

Percorso verso l’Oltre

Una visione stratificata, sognante e perturbante al contempo, ci conduce attraverso un trittico che sembra raccogliere i frammenti di un esistenza disseminata tra archetipi, ricordi e simboli mitopoietici. In “Percorso verso l’Oltre” l’artista trasforma lo spazio pittorico in un teatro dell’anima, dove le figure emergono da fondali lunari, stanze oscure, conchiglie fossili e scie metafisiche. L’accostamento di elementi reali e onirici, umani e surreali, genera una tensione narrativa che richiama il simbolismo e la fotografia visionaria. Non vi è una direzione univoca, bensì un invito alla deriva, al transito spirituale. Ogni elemento-la donna, il riflesso, la perla, l’ombra- diventa stazione di un viaggio interiore verso un altrove che non è spazio ma stato d’essere. La composizione ritmica, la cura nell’equilibrio tra presenza e assenza, donano all’opera un’aura ieratica, come se si trattasse di un affresco iniziatico. L’arte qui non illustra: guida, evoca, disvela.

Sandro Serradifalco

Angel

L’utilizzo della tecnica mista e l’inclusione della foglia d’oro non sono meri ornamenti decorativi, bensì strumenti espressivi che valorizzano la sacralità della figura, conferendo alla composizione un’aura solenne, quasi liturgica. I papaveri rossi, elementi ricorrenti nell’immaginario simbolista, sembrano fluttuare intorno alla figura come corone di memoria, passione e rinascita, stabilendo un dialogo profondo tra natura e identità. Lo sguardo dell’”angelo” non cerca lo spettatore: lo interroga. È uno sguardo carico di consapevolezza, enigmatico e fermo, che sembra custodire un silenzioso segreto. Il volto, dai tratti idealizzati ma non distanti, si carica di una presenza tangibile, come se l’artista volesse donare carne e anima a una figura archetipica sospesa tra realtà e sogno. Barbara peonia dimostra una straordinaria capacità di fondere elementi classici e contemporanei, sacri e profani, in un’opera che vibra di poesia visiva e potenza evocativa.

Giancarlo Bonomo

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La dissoluzione dell’apparenza

L’arte figurativa non è solo rappresentazione dei molteplici aspetti del reale, di quell’immanenza che è connaturata nelle cose. Per l’artista che la concepisce e realizza concretamente, spesso è il compimento di un viaggio tutto interiore che travalica il puro piacere estetico per indagare i territori sconfinati della Conoscenza.

Barbara Peonia appartiene a quest’ultima schiera, ovvero a coloro che non si contentano della bella esecuzione, del mero diletto visivo. Dopo aver acquisito una notevole capacità tecnica nello studio della figura, la sua attenzione si sposta verso l’evocazione del simbolico, di quel mistero che carezza le sue naturali tendenze ad un surrealismo non citazionista o di maniera ma pregno di silenzi e rimandi semiologici di sapore metafisico. Una ricerca che conduce affidandosi all’Intuizione intellettuale quale faro interiore che illumina e libera dalla razionalità, talvolta ottusa, densa di pensieri condizionati precostituiti che neppure ci appartengono nel profondo.

I ritratti – emblematici quelli della serie degli Angeli – realizzati quasi con rigore accademico nei contorni robusti e definiti, talvolta su sfondi a foglia d’oro, non si presentano come ritratti da parata o da camera, tipici della tradizione rinascimentale.

Non vi è esibizione o autocompiacimento nei soggetti.

Le figure femminili sono dinanzi a noi in una Bellezza dell’apparenza che cela le Verità della Sostanza spirituale in quell’impossibile altrove che la Mente umana fatica a concepire per un evidente limite. Esse sono e non sono. Gli sguardi ci fissano e trapassano facendoci sentire trasparenti, e forse neppure ci vedono.

Quando chiudono gli occhi, ecco, è il momento in cui le regine dei fiori dell’Anima sono in uno stato meditativo che prelude un Mondo superiore dove la Bellezza autentica è ben diversa da quella terrena. E, la tentazione dell’Oltre è sempre forte nella ricerca della Peonia, al punto che questo suo slancio di trascendenza diviene cifra stilistica immediatamente riconoscibile.

Qui troviamo momenti in cui le figure si sdoppiano e paiono dissolversi in una dimensione di assoluta evanescenza. Esse catturano il nostro sguardo facendo sorgere in noi il timore di un loro immediato svanire. È questa la pittura dell’Assenza, della rarefazione dei dettagli. Così come in precedenza il tratto era deciso e affermativo, ora tutto pare contraddire quella modalità esecutiva.

Qui l’artista vuol palesemente superare il velo delle illusioni terrene, la Maya orientale, che nasconde l’Essenza di noi stessi e di tutte le Cose. Un invito a percorrere la lunga scala evolutiva dei diversi stati di Coscienza, di cui l’esistenza terrena è solo la manifestazione grossolana. In queste dissolvenze appaiono, con naturale levità, volti del passato, reminiscenze classiche e atmosfere siderali.

Tutto pare concentrarsi in una scena, in un attimo cristallizzato che contiene in sé l’Eterno. Si aprono allora paesaggi simili ad aurore boreali e ci sembra di entrare, nelle tante sovrapposizioni, all’interno di una macchina del non-tempo dove scorgiamo i simboli universali dell’Infinito e della Sapienza tanto agognata dagli uomini di fede e di pensiero.

Come la Sfinge, testa umana e corpo di leone, simbolo di Potenza, silente testimone dell’infinito Mistero. Eppoi la clessidra, l’Aquila, l’Uovo primordiale, le perle di Energia cosmica. Oppure la Crocifissione, archetipo dell’umana sofferenza, che si intravede in un miscuglio multidimensionale.

Ci potremmo smarrire nelle dissolvenze figurazionali o negli spazi surrealistici della Peonia. Privi degli strumenti interpretativi adeguati, potremmo trovare le immagini scollegate e incomprensibili. Ma non è così.

Lo sguardo attento riesce ad intercettare le sottili connessioni tra immanenza e trascendenza, tra ciò che riguarda l’esperienza del fenomenico e ciò che lo travalica. E non è affatto strano considerare che nelle sue pitture tutti i punti, anche quelli infinitesimali, sono tra loro connessi. La Terra bacia il Cielo, il visibile incontra l’invisibile.

Se tracciassimo delle ipotetiche linee di congiunzione potremmo scoprire con meraviglia che ogni cosa, ogni elemento evocato, è direttamente collegato agli altri, e che l’insieme ha un Senso, una direzione.

In altre parole, siamo molto più di ciò che crediamo di essere.

E ciò che noi chiamiamo Tutto, come scriveva Aristotele, è sempre maggiore della somma delle sue singole parti.

Raffaella Rita Ferrari

Ritratto con papaveri

Nel “Ritratto con Papaveri” il volto di una giovane donna emerge da un fondo dorato, non come semplice rappresentazione fisica, ma come manifestazione di un’essenza più profonda. Lo sguardo della protagonista, fermo e sereno, sembra rivolgersi verso un altrove misterioso, mentre i papaveri fluttuano attorno a lei come pensieri, emozioni, o frammenti di vita sospesi tra materia e spirito. La luce, che si riflette e si infrange sulla superficie dorata, non è solo elemento decorativo, ma un simbolo: evoca un richiamo al sacro, un bagliore che illumina l’anima e ci spinge a indagare ciò che si cela oltre la pelle, oltre il visibile. Peonia non si limita a dipingere immagini; nelle sue tele, il visibile diventa un veicolo per l’invisibile.

Le figure femminili che popolano le sue opere sono archetipi, simboli di una connessione profonda con il tutto. Attraverso l’uso sapiente del colore e della luce, trasforma la pittura in una forma di meditazione visiva, in cui ogni elemento sembra posarsi sul confine tra il reale e l’immaginario, tra il tangibile e il trascendente. Eppure, nulla è forzato o retorico. Ogni dettaglio, dai volti sereni alle texture vibranti, si fonde in un insieme armonico che racconta senza dichiarare, suggerisce senza insistere.

La sua arte si muove come una carezza sullo spirito, delicata ma ferma, guidando chi osserva verso una comprensione sottile e intuitiva.

Barbara Peonia non cerca semplicemente di rappresentare; la sua arte è un ponte che collega ciò che vediamo a ciò che sentiamo, spingendoci a esplorare dimensioni che solitamente restano silenti. Le sue tele sono finestre aperte sull’infinito, in cui la bellezza non è fine a se stessa, ma uno strumento per interrogare, rivelare e riconnettere. Guardando i suoi dipinti, ci si ritrova inevitabilmente attratti, coinvolti, trasformati, come se la luce e i colori contenessero una verità più grande, sussurrata solo a chi è disposto ad ascoltarla davvero.

Fulvio Leopardi

L’Arte pittorica dell’Artista Barbara Peonia

L’Arte pittorica, dell’Artista Barbara Peonia, si alterna tra rappresentazioni di Soggetti umani, in campo Figurativo, Ritratti e Composizioni omogenee di adita informalità.

L’Autrice, nei Soggetti umani, sottolinea oltremodo, echi tipologici, quali: Barocco, Surrealismo Contemporaneo, di una realtà per così dire, parallela enigmatica, onirica, tridimensionale e una Pittura, di uno Stile Classico e armonico allo stesso tempo.

Una ricerca artistica, quella dell’Artista Peonia, che trasmette allo spettatore, una visione, appagante e di ricerca del “Bello”, come sinonimo nell’Arte, tra equilibrio e armonia.

Soggetti, di giusta informalità, danno spazio a strutture volumetriche, di materiche cromie espressive e organolettiche, e dal pensiero intimo, simbolico.

Un’Arte, quella di Barbara Peonia, che apre la strada, ad una modernità evidente, tra emotività interiore, enigmatica, misteriosa ed eterna allo tesso tempo.

Giandomenico Cammarata

L’Universo di Barbara Peonia

Raramente ci si imbatte in artisti capaci di trascendere la materia fino a renderla partecipe e consapevole della propria Essenza. Il tempo si ferma in mondi surreali, pieni di significati stratificati in simboli che riecheggiano simmetrie quantiche con effetti poetici, non privi di emozioni profonde.

L’Assoluto e l’essere vivono al confine di un abbraccio Eterno che l’artista fotografa con scatti e inquadrature inaspettate, dando prova di una visione Adamantina ricca di purezza primordiale.

La luce si comporta in modi inaspettati creando una difficoltà percettiva alle menti degli osservatori e fa sì che immediatamente ci si ritrovi catapultati nell’Universo dell’artista perdendo completamente l’orientamento.

Degna erede del Surrealismo, di cui ha afferrato i più profondi insegnamenti, si proietta speditamente in percorsi, finora poco esplorati, degli Universi Quantici.

Giandomenico Cammarata

L’Opera di Barbara Peonia

Nel corso della sua carriera artistica, Barbara Peonia, non è nuova ad affrontare temi iconografici classici con il suo linguaggio sempre più incline ad includere tecniche pittoriche provenienti da diverse esperienze artistiche.

In questa serie di opere ritroviamo richiami a tutte le fasi della ricerca dell’essere e alla costante presenza Divina o Spirituale nel suo percorso.

Le stratificazioni di colore, che in alcune opere sembrano identificare il turbinio delle passioni che si infrangono su maschere esplose, in altre circondano esseri angelici dandogli attributi Spirituali. In ogni caso il colore è usato nelle maniere più opportune alle circostanze che si vuole far emergere, dando prova di padronanza tecnica e al contempo di grande sensibilità espositiva.

Il nero è usato per creare linee di collegamento tra l’essere e il Divino diventando a volte versi e frasi, a volte una linea di un orizzonte dove Albe e Tramonti Assoluti fanno assumere al tempo e allo spazio connotazioni illusorie utili ad essere viste per quello che sono.

La coscienza del tratto è indiscutibilmente onnipervasiva e lascia senza dubbi chi osserva con attenzione e disorienta la mente ammutolendola. Questa condizione interiore, di per sé, rende l’esperienza degli osservatori degna di essere vissuta.

Indubbiamente ci troviamo di fronte ad una artista che ha pienamente maturato un suo stile e si prepara a darci emozioni interiori che solo gli artisti con la A maiuscola hanno saputo darci.

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